Economia

Confindustria studia nuove modalità di finanziamento delle imprese

Il Centro Studi di Confindustria ha individuato in 90 miliardi di investimenti delle imprese  per bloccare il circolo vizioso credit crunch-recessione.

Il fatto interessante è che si stanno aprendo la strada, una volta per tutte, a «nuovi canali di finanziamento alternativo a quello bancario». A partire dal lancio dei mini bond per le pmi e passando dal rilancio, per esempio, di strumenti come il private equity e le cartolarizzazioni, fonti vitali per le piccole e medie imprese.

La diagnosi di Confindustria è netta «La scarsità di credito bancario frena gli investimenti e la crescita». Per venirne fuori bisogna spingere i diversi canali alternativi a quello bancario, «da tempo individuati ma mai diventati realmente efficaci». Con quali obiettivi? Se davvero le imprese imboccheranno la strada dei finanziamenti alternativi «si trasformerà nel medio-termine anche il rapporto banca-impresa», continua il Csc. Attraverso rating più alti, questo processo contribuirà a far rifluire il credito (e abbassare i tassi dei finanziamenti). Prezioso il ruolo che possono giocare Confidi, Fondo Centrale di Garanzia e Cdp nel sostenere l’accesso al credito con la concessione di garanzie.

In particolare, secondo il Centro studi, bisogna superare i tradizionali limiti di accesso delle aziende italiane ai mercati. Un punto importante intanto sono le risorse che devono venire dal capitale proprio delle imprese. Attraverso un rilancio del private equity, innanzitutto, un mercato frenato dalla crisi, ma cruciale per le Pmi che non accedono alla Borsa. Senza contare il sostegno che può arrivare dall’«espansione degli strumenti ibridi di capitale, come il mezzanine finance». Di fronte poi a emissioni di obbligazioni corporate per lo più limitate alle grandi aziende occorre allargare il mercato anche alle Pmi ed in questo senso possono intervenire i nuovi bond. Altro capitolo è quello delle cartolarizzazioni, un settore da far ripartire, con la cura di concentrarsi su quelle relative ai prestiti alle piccole e medie imprese, fanno notare da Confindustria, magari con garanzia pubblica. Persino, i bond di distretto e di territorio o la finanza delle reti di impresa risultano strumenti utili e ancora poco sfruttati. Ma non finisce qui. Tra le altre proposte messe sul tavolo dal c’è poi quella del rafforzamento della misura Ace, l’aumento per le banche della deducibilità di accantonamenti per rischi e interessi passivi, il rafforzamento di Confidi e l’intervento di Cdp e Fondo di Garanzia, per arrivare alla creazione di istituti specializzati nella raccolta e nel credito a medio-lungo termine. Serviranno queste azioni? Secondo noi di Terzo Piano forse si ma attenzione che non potrebbero essere sufficienti. Ad esempio, tra quanto tempo potremo avere la decretazione di applicazione della normativa sul crowdfunding? E tale normativa permetterà piattaforme ad appannaggio delle grandi banche?

 
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