Economia

Il decreto delle agevolazioni fiscali per le startup si avvia al traguardo

Terzo Piano non perde di vista le novità relative alle startup tecnologiche. In questi ultimi giorni sembra arrivare in porto il decreto attuativo per gli incentivi destinati a chi investe in società innovative.

Il testo, all’esame finale dell’Economia cui spetta la titolarità del provvedimento, attuerà l’articolo 29 del decreto sviluppo bis. Proprio l’iter di notifica e la risposta di Bruxelles potrebbero però rappresentare un’incognita imprevista sui tempi di entrata in vigore degli incentivi fiscali. Va ricordato infatti che i bonus previsti dal decreto crescita bis in favore degli investitori (sia per persone fisiche sia società) hanno una durata triennale già a partire da quest’anno. Oltretutto il mondo delle startup ha dinamiche e tempi molto particolari e, soprattutto nel caso dei fondi, va messo in conto circa un anno per allestire un’operazione di scouting, individuare l’idea giusta e definire l’investimento. La bozza di decreto – 5 articoli – traccia innanzitutto l’identikit di chi può accedere agli incentivi fiscali. E cioè tutte le persone fisiche o società che decidono di investire risorse reali direttamente o attraverso Oicr o altre società «che a loro volta investano prevalentemente in startup». Dove per investimento si deve intendere il conferimento in denaro al capitale sociale o la riserva da sovrapprezzo che la startup può iscrivere nel bilancio anche a seguito di conversione di obbligazioni in azioni o attraverso l’emissione di nuove quote.

Le agevolazioni fiscali sugli investimenti – che sono cumulabili con le esenzioni sulle remunerazioni attraverso stock option previste dall’articolo 27 dello stesso decreto – valgono per i periodi d’imposta dal 2013 al 2015. E aprono la porta a una detrazione del 19% per le persone fisiche e a una deduzione dal reddito d’impresa per i soggetti Ires del 20% sulle somme investite. L’investimento massimo in una o più startup ammesso allo sconto fiscale non potrà comunque eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di 500mila euro per la detrazione Irpef e 1,8 milioni di euro per la deduzione Ires. La documentazione del contribuente consiste nella produzione di un certificato che attesti l’iscrizione della startup nella sezione speciale del registro delle imprese.  Prevale la prudenza anche nel caso in cui l’investimento da parte di persone fisiche non avvenga direttamente ma per il tramite di Oicr. Lo Sviluppo economico avrebbe preferito per questi ultimi vincoli più morbidi (azioni o quote di startup pari a oltre la metà del valore complessivo delle immobilizzazioni finanziarie iscritte a bilancio) mentre per il Mef il 50% non è sufficiente ed occorre un impegno esclusivo sulle startup.

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