Economia

Le conseguenze per le società che adottano la pec adesso sono chiare

Finalmente inizia ad essere chiaro l’assetto normativa inerente l’obbligatorietà della PEC ad oggi (ma ancora per pochi giorni) riguardante soltanto le società di capitale.

Sulla base del parere del Consiglio di Stato, la Circolare 3660/C del 24 aprile 2013  risolve definitivamente la questione relativa all’interpretazione della norma che, in caso di mancato adempimento dell’obbligo di iscrivere al registro delle imprese l’indirizzo PEC delle società, impone, in luogo della sanzione di cui all’articolo 2630 del Codice civile, la sospensione delle domande di iscrizione, al registro stesso, di atti e fatti riguardanti la società.  Terzo Piano è intervenuto più volte sulla obbligatorietà della PEC ed in senso favorevole. Sappiamo benissimo che l’acquisizione della PEC può essere vista dall’imprenditore come il classico impiccio burocratico ma soltanto chi ha preso confidenza con lo strumento si rende conto della velocità con cui possiamo spedire comunicazione che hanno valenza giuridica come una raccomandata e … soprattutto del tempo risparmiato. Per coloro che volessero approfondire l’assetto normativo inerente la Pec ricordiamo i presupposti normativi: l’art.16, comma 6 del DL 185/2008, ha introdotto l’obbligo per le società di comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata all’Ufficio del registro delle imprese;  l’art. 37 del DL n. 5/2012, ha previsto la sanzione per il mancato rispetto della suddetta disposizione stabilendo che «…L’ufficio del registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa costituita in forma societaria che non ha iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’articolo 2630 del codice civile, sospende la domanda per tre mesi, in attesa che essa sia integrata con l’indirizzo di posta elettronica certificata»; parere n. 1714/2013, dello scorso 10 aprile, del Consiglio di Stato, che ha avvalorato la tesi secondo cui trascorsi inutilmente i tre mesi di sospensione, l’Ufficio competente – allorché la società non abbia atteso alla comunicazione, ancorché postuma, dell’indirizzo di PEC – non può che respingere la domanda di iscrizione al registro delle imprese. 

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